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La notiamo nell'angolo di un evento nazionale B2B, sola e poco esposta, ma ci colpisce ugualmente perché in effetti si tratta della sua prima in Italia. Di cosa stiamo parlando? Di quella che da lontano è una vettura coupé di stile classico, con quattro porte e ingombri poco superiori ai quattro metri e mezzo per lunghezza. Logo e nome sono però inediti: MPM Motors, giovane marchio francese che porta dentro se anche un “Heritage” russo e …PS.160? Questa sigla proprio non ci diceva nulla, sinora. Al di là di un mix inedito, per DNA aziendale e stabilimenti, con una decina di soci, quasi duecento dipendenti e sedi europee tra Francia, dove viene assemblata e Russia (istituzionali, non operative) quello che colpisce è proprio l'effetto novità-non novità della auto. Nel nome e nei dettagli delle forme, almeno pensando che siamo nel 2018. Il suo slogan è “Keep it simple” e in effetti l’estrema semplicità e la tecnologia superata, che porta sotto il vestito al momento, la rendono un mezzo che parla spudoratamente di prezzo basso come primo argomento e punta quasi tutto su quello, oltre alla leggerezza. Sarà in vendita in Italia nel corso di quest'anno attraverso alcuni rivenditori, che hanno preso i primi accordi durante il recente Automotive Dealer Day di Verona, a partire da soli 9.900 euro, IVA inclusa.
Coupé bassa ma abbastanza imponente, di quelle che non vanno forse troppo di moda oggi nei grandi centri urbani, però pur sempre un’auto con taglio sportivo che incuriosisce chi ami il genere. L’originalità non è poi tanta invero avvicinandosi, ma le linee di base abbastanza pulite, filanti, con una parte anteriore relativamente allungata a contrasto di un “culo alto” di quelli che non tutti esibiscono oggi, la rendono degna di sguardi interessati a capire cosa sia esattamente. Arrivando a contatto della PS.160, l’assemblaggio appare abbastanza preciso, con qualche fantasia di nervature, mai pungenti, a ogni lato, ma lacunosi alla percezione di qualità “al tocco” sono i materiali, non se sfiorati, ma se "manovrati". La sensazione è di aver a che fare con un modello pre-serie (come era quello da noi incontrato, per parola dei responsabili della Casa) ma forse non si può pretendere poi molto dalla macchina e pure sportiva, made in Europe, che nel 2018 deve costare finita € 9.900. È davvero una sensazione strana, conoscere un modello nuovo di vettura che debutta esibendo certe caratteristiche: sembra di tornare indietro nel tempo e vedere la presentazione di qualche macchina giapponese di fine anni Novanta, senza nulla togliere alle giapponesi, ma per alcuni richiami stilistici oggi palesemente messi da parte, salvo dai gusti orientali. Colori disponibili? Tanti, ben diciotto per la carrozzeria, con tetto sempre nero e possibilità del bicolor, più alcune varianti per i cerchi, 18’’ in lega e per le vistose pinze freno (su dischi 255 mm).
Apri la porta della prima MPM che conosci e… La sorpresa c’è in due sensi: uno perché lo spazio soprattutto davanti è molto buono, più di quanto si penserebbe, due anche perché su tutto il perimetro di contatto i materiali esposti sono davvero di qualità mediocre, proprio (sperandoci) da modello pre-serie. I ragazzi di MPM ci hanno assicurato che saranno sostituiti a brevissimo, visto che pur solidi e lucidi, gli elementi di chiusura portiere o regolazioni varie sono a dir poco basici. Intanto pare che macchine come questa, che vedete bene nel nostro video, saranno vendute nelle prime fasi e toccare materiali che si fatica a definire generalisti, nel 2018, produce un certo effetto... È un po' come se uno volesse comprare una sportiva del ventennio passato, di qualità al debutto del tempo, ma non più quotata oggi e anche molto consumata, con dubbio dei chilometri macinati malamente. Vale una cifra simile a questa e a quel punto: si preferisce averne una del tutto simile nuova, Euro6? I contenuti presenti non sono nulla di che, il minimo per essere omologati: ABS, Airbag, clima, radio CD MP3 (audio Alpine) e poco altro. I comandi sono totalmente manuali, analogici anche se forse cambieranno più avanti, incluso uno schermo di maggior dimensione per l’impianto audio (quasi obbligatorio oggi giorno) ci tengono a far sapere. Intanto un ampio e scarno volante circolare e una chiave classicissima, accostati a strumentazione analogica, lasciano spazio solo al bottoncino per aprire il vano bagagli, come possibile sensazione di modernità da percepire, il resto è un tuffo nel passato riprodotto oggi.
Se seduti anteriormente si sta molto bene, almeno a livello statico, cercare di sedersi posteriormente diventa un problema, quando l'altezza è prossima a 1,80 metri. Il tetto spiovente e l'apertura delle portiere, lasciano davvero pochi margini di comodità, anche se poi dentro le gambe (non il capo) stanno bene ai posti laterali, perché la lunghezza c'è grazie a un passo ruota di 2750 mm; ma in quanto ad altezza e posizionamento piedi, nello spazio centrale, con quell'ampio tunnel si è messi davvero male. Anche il bagagliaio non riserva grandi soddisfazioni a che non ami i contorsionismi, pur di capienza 380 litri: ha un accesso limitato e le finiture sono come nel resto, per ora approssimative.
Non ci sono optional per la PS.160, ovviamente, salvo doversi scegliere il colore carrozzeria e il tipo di cerchio. Una sensazione gradevole è comunque quella della selleria, in ecopelle e del sentirsi in una vettura sportiva tutta "manuale" e priva di elettronica (freno stazionamento, trasmissione, clima, illuminazione, persino il pedale del gas.. Non hanno elettronica) fresca di assemblaggio.
Da un’automobile che si propone di “combattere” anche in Europa nel mondo low-cost, con taglio un po' sportivo, a questo costo francamente difficile pretendere molto. Fare i conti con le rivali di prezzo sul nuovo è invece facile, usando lo strumento di Automoto.it: nemmeno sessanta le varianti di auto prezzate entro i 10.000 euro, a oggi, soprattutto Dacia, DR e Minicar varie, se si escludono le segmento A generaliste, ma nessuna comunque con il taglio stilistico della PS.160.
MPM si vanta di avere DNA europeo proprio e non essere della stessa “pasta” di altri marchi low-cost derivati da colossi, che non li potranno mai far crescere, contrariamente a loro (in prospettiva si pensa anche a SUV e altro, ndr) in questa fase però, prima di guardare troppo avanti senza aver provato la loro prima auto, possiamo presumere che quello che conta sarà l'affidabilità di questo brand francese. La struttura tubolare di base, combinata a resine dall'ispirazione sportiva è in effetti leggera e già messa alla prova con crash-test superati; sotto il cofano, batte un quattro cilindri Mitsubishi a benzina molto semplice, con trasmissione a cinque rapporti e trazione anteriore: problemi lì, non dovrebbero essercene. Anche di sfizi però, non se ne intravedono, visto che il 1.600 con acceleratore a cavo eroga circa 101 cavalli, pur su una massa contenuta, di 1225 Kg. e grandi sistemi elettronici, da applicare, non ce ne sono proprio. Anche le sospensioni, come facile immaginare, sono indipendenti solo davanti. La curiosità è capire a che tipo di cliente potrà davvero interessare un'auto come questa, lacunosa di sistemi aiuto alla guida che sono invece fondamentali per tutti, anche chi non può spendere, ma che stimola la cuorisità e difficilmente, vista da lontano, si direbbe costi nuova meno di diecimila euro. Al motore aspirato giapponese, prossimamente sarà affiancato un moderno propulsore Peugeot, Turbocompresso, con prezzi che si discosteranno comunque poco, almeno nelle intenzioni.