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Dongfeng Motor Corporation e Changan Automobile non sono due aziende cinesi qualunque. Innanzitutto sono case automobilistiche di proprietà statale, e dunque le loro attività economiche rispondono direttamente alle esigenze del governo guidato da Xi Jinping. Entrambe vantano poi una lunga tradizione industriale, essendo legate a doppia mandata con lo sviluppo della Cina comunista di Mao Zedong. Oggi si ritrovano a fare i conti con un mercato interno saturo, ultra competitivo e sempre più appannaggio di pochi campioni nazionali (i brand esteri sono ormai periferici). Se BYD ha attirato su di sé l'attenzione dell'opinione pubblica nazionale, e risulta essere uno dei pochi brand made in China veramente riconosciuto a livello globale, altri brand storici, come appunto Dongfeng e Changan, faticano a tenere il passo della modernità. Ebbene, la sovracapacità di veicoli elettrici sfornati oltre la Muraglia, unita alle pressioni sui prezzi (in calo), sta spingendo queste due SOE (State-Owned Enterprises, termine usato per indicare le imprese statali cinesi) a fondersi. Non ci sarebbe niente di strano in una mossa del genere, se non che l'eventuale attore risultante dell'unione coinciderebbe con un mega colosso capace di trarre vantaggio dai risparmi sui costi, nonché con il più grande fornitore di veicoli elettrici del pianeta (superando BYD e Tesla).
Dongfeng Motor Corporation ha fatto sapere che la sua società madre, Dongfeng Motor Group Co. Ltd., sta discutendo in merito a una ristrutturazione, ancora nelle sue fasi iniziali e in attesa dell'approvazione delle autorità. Con una mossa simile, Changan Automobile ha affermato che il suo azionista di controllo indiretto, Norinco Group, sta valutando opportunità di ristrutturazione con altre imprese statali. Il motivo? La necessità di non essere travolte dalla concorrenza. Già, perché negli ultimi anni entrambe le aziende hanno dovuto fare i conti con importanti sfide. Changan, per esempio, si era prefissata di vendere 2,8 milioni di veicoli nel corso del 2024 ma ha raggiunto 2,68 milioni di unità. Le vendite di Nev sono aumentate del 54,97%, per un totale di 734.600 unità, ma il traguardo non è stato raggiunto. Dongfeng puntava invece a piazzare 3,2 milioni di veicoli riuscendo a vendere appena 1,89 milioni di unità, con un calo del 9,2% su base annua.
Changan Automobile ha 12 basi di produzione globali e un volume di vendite cumulativo di 25 milioni di veicoli con il proprio marchio, mentre Dongfeng Motor ha un volume di vendite annuale di oltre 2,4 milioni di veicoli con una scala di asset di 68,4 miliardi di dollari. Numeri di primissimo livello ma che da soli non bastano a tenere testa a Byd e alle nuove tendenze del mercato (oltre ovviamente alle tensioni internazionali).
Il mercato automobilistico sta andando incontro a importanti trasformazioni. L'avvento dei veicoli a nuova energia e i primi modelli muniti di intelligenza artificiale rappresenta un uno-due che rischia di destabilizzare il business delle case automobilistiche tradizionali. Da questo punto di vista, in Cina l'integrazione delle risorse delle aziende statali può ottimizzare il layout della catena industriale, formare effetti di scala e ridurre i costi di ricerca e sviluppo e produzione. Ricordiamo che attualmente la State-owned Assets Supervision and Administration Commission (Sasac, una specie di “IRI cinese”) del Consiglio di Stato supervisiona direttamente tre imprese automobilistiche amministrate centralmente: Faw Group, Dongfeng Motor Corp e Changan Automobile. L'unione di questi soggetti – gli ultimi due, se non tutti e tre – ci fa capire che il mercato cinese delle quattro ruote è più saturo che mai e che per i brand locali (figurarsi per i player stranieri) è difficile avere la meglio sulla concorrenza. Del resto, le esigenze e gli obiettivi del governo cinese superano di gran lunga quelle di BYD e di qualunque altra azienda privata.
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