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“Ipse dixit” ed i “complottisti” sono le facce opposte della stessa medaglia, quella del “non progresso”. I seguaci del detto latino si adagiano sulle convinzioni altrui, di persone o testi spesso autorevoli ma non per questo esenti da cantonate storiche, smentite dai fatti anche nel breve volgere di pochi anni. Albert Einstein, genio universalmente ammirato, si sbagliava quando non credeva alla teoria dei “quanti” e Galileo Galilei dimostrò che l’interpretazione assolutistica e fondamentalista (alla lettera) della Bibbia era un errore, soprattutto in materia scientifica.
I seguaci dello "Ipse dixit": la palla al piede del progresso
Nel nostro campo, uno stretto collaboratore di Henry Ford non vedeva un futuro per l’automobile (“essa passa, il cavallo rimane”), ed altri sono stati pronti a scommettere sul “flop” della televisione o del computer. I seguaci dello ”ipse dixit” pertanto rinunciano a mettere in discussione le affermazioni di illustri predecessori e, in pratica, sono una “palla al piede” del progresso (che, secondo Oscar Wilde, è la realizzazione dell’utopia);
col che possono anche vivere tranquillamente, ma meno bene di come potrebbero. Il treno, l’automobile e l’aeroplano, per loro non sarebbero mai nati; a tal proposito ricordiamo il generale Ferdinand Foch (un “ipse” celebratissimo a Parigi) che non vedeva un futuro per l’aeronautica militare; da morto gli intestarono una portaerei.
I "complottisti": si annidano dappertutto
I “complottisti”, spesso imparentati con i “catastrofisti”, pur perseguendo alla fine il medesimo effetto disfattista, sono decisamente più agitati, inclini alla divulgazione animosa delle loro idee e a considerarsi detentori della verità assoluta. E’ ben vero che all’interno di certe strutture, come il mercato delle materie prime e dietro le strategie economico-finanziarie che decidono anche dei destini di milioni di esseri viventi, si annidano interessi spesso inconfessabili ed egemonie difese ad ogni costo.
Però i “complottisti” spesso spaziano nell’ambito scientifico e tecnologico dove non hanno le competenze necessarie e si mettono a contestare persino l’evidenza. Nella diuturna ricerca di inganni e sotterfugi hanno, ad esempio, negato l’allunaggio dell’Apollo 11; peccato che poi (da allora ad oggi) diversi satelliti artificiali in orbita attorno alla Luna “vedano” gli oggetti lasciati a suo tempo, compresa l’automobile e la bandiera.
Incidenti di percorso dicono, da dimenticare in fretta per dedicarsi (si tratta sovente delle stesse persone) a combattere le battaglie donchisciottesche contro i “principi della termodinamica” o a favore dell’olio di colza da usare “tout court” al posto del gasolio nei diesel, destinandoli a guasti irreparabili.
Contro ogni previsione: l'automobile ad aria è (più o meno) arrivata
Oggi, grazie al gruppo Peugeot-Citroen i complottisti hanno conseguito una splendida vittoria contro le forze occulte tradizionaliste che negavano la possibilità di realizzare l' "automobile ad aria" (con la tecnoloia prototipale Hybrid Air). Sì, vabbè, è un’auto ibrida, ci vuole il motore a scoppio per andare in giro e ci vuole la conseguente energia cinetica della vettura per ottenere l’aria compressa, che funziona da molla ad aria (anzi lo è) o da elastico, ma anche questi sono “dettagli” su cui non vale la pena di insistere. Alziamo le vele e, spinti dall’aria, salpiamo verso nuove indagini e rivelazioni.
Carlo Sidoli