Donald Trump: i dazi hanno tre opzioni ma fanno tutte molto male all'Europa (ma per la Cina è peggio)

Donald Trump: i dazi hanno tre opzioni ma fanno tutte molto male all'Europa (ma per la Cina è peggio)
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C'è ancora mistero sui nuovi dazi che Donald Trump annuncerà questa sera, ma gli analisti hanno individuato tre ipotesi. Purtroppo nessuna di queste è positiva per il mercato delle auto europee ma ai cinesi va anche peggio
2 aprile 2025

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump rivelerà stasera in diretta dalla Casa Bianca la nuova ondata di dazi commerciali che potrebbero colpire in vari modi le importazioni di beni negli USA: un'imposizione di tariffe doganali "selettive" su alcuni prodotti tra cui ovviamente le auto e una più generale (e leggermente più bassa) su tutte le merci. Le Borse mondiali sono col fiato sospeso perché l'iniziativa avrà ripercussioni significative per le economie europee e globali, ma il presidente è irremovibile: tutto rientra nella strategia del tycoon di perseguire una politica commerciale basata sulle cosiddette "tariffe reciproche", se tu tassi i miei beni (e c'è un forte squilibrio commerciale) io lo faccio anche a te. Tra le opzioni in esame, tre scenari sembrano i più probabili, con uno in particolare che potrebbe colpire duramente Stellantis e quindi direttamente l'Italia.

Il disavanzo commerciale degli USA negli anni
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La scelta fra Paesi "buoni" o "cattivi" e le trattative

Gli Stati Uniti intendono imporre dazi del 25% sulle automobili prodotte fuori dal Paese (quelle cinesi sono già al 100%, di fatto escluse dal mercato USA) e su tutte le importazioni di acciaio e alluminio. L’Unione Europea vorrebbe rispondere con tariffe su prodotti americani come whisky, motociclette e jeans. Le nuove disposizioni di Trump, che ha chiamato il 2 aprile il "Liberty Day" in cui l'"America torna Ricca" potrebbe mirare ai partner commerciali con un surplus nelle esportazioni verso gli Stati Uniti, come la Germania, Italia e Irlanda, che hanno il maggiore avanzo commerciale con Washington.

Nel 2023, l'Italia ha esportato verso gli Stati Uniti beni per un valore di 67,3 miliardi di euro, mentre le importazioni dagli USA si sono attestate a 25,2 miliardi di euro, risultando in un saldo commerciale positivo per l'Italia di 42,1 miliardi di euro. Per il 2024 occorre aspettare i dati definitivi, ma si sa che nel 2024 gli Stati Uniti hanno registrato un deficit commerciale complessivo di 1.210 miliardi di dollari, con un aumento del 14% rispetto al 2023. Inoltre, nel 2023, l'Italia si è posizionata al secondo posto tra i paesi europei per esportazioni verso gli Stati Uniti, rappresentando il 2,36% del totale delle importazioni statunitensi, preceduta solo dalla Germania con il 5,15%. Quindi le intenzioni di Trump, a tutti gli effetti, si basano su dati reali. 

Vediamo ora quali sono le opzioni sul tavolo dello Studio Ovale: 

Prima ipotesi: introduzione di tariffe simmetriche sulle importazioni. In questo caso, gli Stati Uniti allineerebbero i dazi sui prodotti importati con quelli imposti dagli altri Paesi sulle esportazioni statunitensi, occhio per occhio, dente per dente. Nel caso delle auto, quelle Made in USA hanno il 10% di dazi per entrare in Europa, ma secondo la Casa Bianca a questo si deve aggiungere l'IVA che in Europa va dal 17 al 27%  ed è molto più alta che negli USA dove le tasse variano a seconda degli Stati dal 2,9 al 7,25%. 

Seconda ipotesi: imposizione di dazi generalizzati su ogni cosa, simili a quelli già in vigore su acciaio e alluminio, con aliquote differenziate in base ai partner commerciali. L'ipotesi peggiore prevede tariffe fino al 20%, ma sono allo studio anche aliquote del 10% o del 15%. In questo caso l'automotive europeo subirebbe un trauma minore rispetto al 25%, ma in compenso i dazi colpirebbero anche l'export di eccellenza italiano come il food e i farmaci.  

Terza ipotesi: dazi settoriali o mirati a singoli Paesi. In passato, Trump ha usato questa strategia come leva nelle trattative bilaterali, facendo annunci molto scioccanti per poi mettere i negoziatori al tavolo delle trattative con i singoli Paesi in una posizione di forza.  

Le reazioni e le contromisure

Mentre gli Stati Uniti si preparano a inasprire la loro politica commerciale, cominciano le fughe in avanti: Israele ha già annunciato che toglierà ogni dazio sulle merci americane (facile, anche perché quelli in essere erano pochi, solo il 2% delle importazioni). L'Unione Europea, invece, sta lavorando da settimane su possibili contromisure. "Se necessario, abbiamo un solido piano di ritorsione", ha dichiarato la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen. Oltre ai dazi, Bruxelles potrebbe colpire le grandi aziende tecnologiche e i fornitori di servizi statunitensi.

Le possibili conseguenze per l’economia

Secondo le stime dell'IFO Institute di Monaco di Baviera il primo scenario tariffario potrebbe ridurre le esportazioni verso gli USA del 2,4%, ma sarebbe preferibile al tasso generalizzato del 20%, che porterebbe l'export a ridursi del 15%. Tra l'altro, in ballo c'è anche la Cina, che potrebbe vedersi tassare del 60% tutte le importazioni negli USA, oltre alle auto attualmente fuori gioco da imposizioni che ne raddoppiano il prezzo (volute da Joe Biden). 

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