F1. Ferrari, D’Ambrosio: “Lewis Hamilton? È estremamente motivato”. “L’Italia vive per le corse, un sogno essere a Maranello"

F1. Ferrari, D’Ambrosio: “Lewis Hamilton? È estremamente motivato”. “L’Italia vive per le corse, un sogno essere a Maranello"
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Jerome D'Ambrosio, il vice di Fred Vasseur in Ferrari, racconta l'emozione di varcare la soglia di Maranello per la prima volta. E descrive un Lewis Hamilton motivato a lasciare il segno con la Rossa in Formula 1
19 febbraio 2025

“Non voglio fare paragoni con il passato di Lewis. Ciò che importa è come stanno andando ora le cose, direi molto bene. Lewis è davvero molto felice di fare parte del team, ed è estremamente motivato da questa sfida. Non vediamo l’ora di essere in Bahrain, dove si incomincerà sul serio. Vedo una persona estremamente felice di essere qui e che ha stretto le mani di 1.500 persone il primo giorno. Ha voluto davvero presentarsi a tutti”: Jerome D’Ambrosio, il vice del team principal della Ferrari Fred Vasseur, conosce bene Lewis Hamilton da tempo.

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Prima di approdare in Ferrari, nell’ottobre dello scorso anno, D’Ambrosio è stato il delfino di Toto Wolff in Mercedes, dove ha naturalmente collaborato anche con Hamilton. A chi, in occasione degli incontri con la stampa organizzati dalla Ferrari per la presentazione della SF-25 cui ha partecipato anche Automoto, gli chiedeva se avesse avuto un ruolo da facilitatore nell’acclimatamento di Lewis in Ferrari, D’Ambrosio ha fatto spallucce. “Lewis non ha bisogno di nessuno che lo aiuti ad acclimatarsi in un nuovo team, o a legare con le persone. È fantastico con la gente. E tutti gli vogliono già bene”.

“Una cosa che lo ha aiutato - sottolinea l’ex pilota belga - è il fatto di avere un suo entourage, il suo management. Avendoli conosciuti già nella mia avventura precedente, sapevo cosa aspettarmi e cosa dovesse essere adattato al nuovo ambiente”. Ma come si articola il suo ruolo in Ferrari? “Con Fred siamo complementari – spiega - Sarò alla prima gara stagionale, ma non in Cina, perché sarebbe poco efficiente. Non vogliamo lasciare scoperta la fabbrica per troppo tempo. Ci divideremo in modo tale che io resti in sede per alcune gare. Il numero dipenderà dal modo in cui si evolverà il progetto 2026”.

“Io e Fred ci dividiamo i compiti – aggiunge -. Non c’è un perimetro chiaro tra le nostre responsabilità. Sul tavolo posso avere questioni ingegneristiche, finanziarie o legate alle risorse umane. Riusciamo a lavorare in questo modo perché i nostri uffici sono uno davanti all’altro. Ci parliamo almeno 20 volte al giorno, e onestamente non sentiamo la necessità di cambiare nulla, perché funziona tutto alla perfezione. Prima che arrivassi Fred era oberato di lavoro, e lo supporto in ogni modo possibile”.

D’Ambrosio è approdato in Ferrari lo scorso 1° ottobre. “Sono passati pochi mesi, ma sembra sia trascorso più tempo. Sono arrivato nel bel mezzo della lotta per il mondiale Costruttori, in un momento molto impegnativo. Ovviamente ci sono delle differenze con la Mercedes, sussistono tra tutti i team. Passando dal Regno Unito all’Italia ho notato una grande diversità nel coinvolgimento dei fan, in senso positivo. L’intera nazione vive per le corse e la Ferrari, ed è una grande spinta per noi”.

Un’ulteriore motivazione arriva dal coronamento di un desiderio. “Lavorare per la Ferrari è un sogno diventato realtà per me, così come lo sarebbe per chiunque nell’ambiente del motorsport. La Ferrari ha una storia incredibile, che si capisce muovendo i primi passi all’interno della fabbrica. Ma ho ancora tanti obiettivi da raggiungere. Quando si lavora nel mondo delle corse, non appena si raggiunge un traguardo si pensa già al successivo”.

Forte di una lunga esperienza nelle corse – Jerome ha militato in Formula 1 e in Formula E – cosa attinge dalla sua essenza di uomo racing nel suo nuovo ruolo? “Per me è semplice empatizzare con i piloti, sapendo cosa provano – ha risposto alla nostra domanda -. Capisco le dinamiche tra i piloti e con il team, cosa succede in macchina e molto altro. Ma è giusto mettere dei paletti, perché Charles e Lewis sono tra I migliori piloti di sempre. Non devono imparare niente da nessuno su come correre. Non voglio cadere nella trappola di tanti ex piloti che dicono ‘ai miei tempi si faceva così’”.

Di origine italiana – “Mio nonno crebbe vicino a Napoli, e si spostò da bambino in Belgio. Credo di avere ancora dei parenti in Italia, ma non ho dei contatti con loro” – D’Ambrosio con il nostro paese sente un’affinità importante. “Il Belgio è il paese in cui ho vissuto i primi 18 anni della mia esistenza, ma mi sento a casa anche in Italia, dove vissi per un po’ quando correvo in Formula Renault. È una terra di passione, e si percepisce l’amore per le corse”.

Una passione per il motorsport che condividono anche i giovani talenti della Ferrari Driver Academy, di cui Jerome è responsabile. “È importante che i ragazzi dell’Academy abbiano due modelli come Charles e Lewis. Sono piloti diversi, con esperienze molto differenti, e in fasi diverse della loro carriera. Credo che costituiscano la coppia più forte in griglia. È fantastico per i nostri giovani poterli ascoltare e prendere esempio da loro. L’importante, però, è che si focalizzino sulla categoria in cui sono impegnati attualmente, per fare un passo alla volta”. Così come passo per passo la Ferrari spera di costruire un successo mondiale che manca da tempo.

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